Tuesday, December 14, 2010

Ritorno qui, ripercorro tanti passi lasciati indietro, solo con lo sguardo, perchè indietro non torno.
Non vado più avanti come prima. Non corro più come prima.
Ora vado piano. Ora godo i passi. Mi guardo attorno.
Sono triste, e appassionata. Come sempre. Ma in modo diverso.
Speranza. Speranza. Speranza.
É questa che voglio. É di questa che ho bisogno. Che abbiamo bisogno tutti quanti.
Ne abbiamo bisogno tutti.
SPERANZA.

Saturday, June 12, 2010

Possibile che sono sempre io?

Friday, May 22, 2009

Innocente

Odore di colpa.
Odore che appesta i miei passi. Passi incerti. Incerti cammini.
Cammini incomprensibili. Incomprensibili i moventi.
Moventi assassini. Assassini del perdono.
Perdono del desiderio.
Desiderio di vita. Vita che puzza di colpa.

Thursday, May 07, 2009

...che delusione...tornare dopo un lungo viaggio, con tanta vita nelle tasche, ed accorgersi che c'é un buco nel tempo, che il sangue circola tanto lentamente, che il sopore delle anime é più forte dell'istinto...

Friday, May 01, 2009

Andare e sempre andare...
un segnale, un semaforo...attenzione, fermati, vai...
la strada che si consuma sotto di me, ed io vado....tanti piccoli sassi superati, kilometri compiuti, spariti, ingoiati dalla dimenticanza di ciò che è stato.
Tu piovi nel mio ufficio, ti siedi, parli, e tutta la tua persona mi interroga.
Io faccio finta di non cogliere le domande che pongo a me stessa. Passerà. È un altro dei tanti segnali.
Poi chiamo invece te, che guidi, ridendo.
Una fotografia di uno stato che forse non c'é mai stato. Ombre cinesi proiettate sullo sfondo vuoto della mia anima. Mi fai credere ciò che non c'é. Un cane nero, una bestia orribile...e tu ridi, invece, al lato di tuo fratello, sfrecciando verso una vita che non è mia.
E mi chiedo: quanto è lungo questo semaforo?
Non mi rispondi al telefono. Sei stato anche tu divorato da....da che? anche tu dall'oblio. Da quel mostro tremendo che è il rifuggire alla vita.
Non posso crederci. Non posso credere che ci sia in realtà un solo copione. Un'unica trama che si ripete...goes on and on and on and on...la monotonia di una lingua pragmatica...si è perso il senso dell'armonia del linguaggio, una crisi profonda, come quelle di identità. Quell'identità che dicevi aver smarrito nelle mie lenzuola. Sei tornato, un giorno, mentre dormivo per riprendertela. Così dicevi. E ti sei portato la mia.
Ed ora ridi, sfrecciando su una strada di campagna. Un brandello della tua vita, tuo fratello che mi risponde al telefono, e tu ridi. "Parliamo più tardi"...sì sì...tutto sembra non essere mai finito. Ma perchè continua a fare così male quella slogatura nel cuore? Sei lontano, sfrecci su quella macchina nel bel mezzo del nulla, ed io sento il peso del tuo piede sull'acceleratore. Dove corri?
Io sono ancora qui, bloccata nel traffico del silenzio. Credevo di aver fatto tanta strada, di essermi buttata dietro le miglia più buie della notte. Ed invece ho solo attraversato una tempesta di nebbie. Niente di più.
E, mentre tu sfrecci in campagna, io sono qui, che mi chiedo quanto cazzo dura 'sto semaforo.
É un eterno rosso.
Tamburello con le dita sul volante, e penso a tutte le immagini piovute su questo vetro dei miei occhi. Agli altri può sembrare una pioggia tropicale. A me ricorda gli striscianti movimenti di un tango suonato alle 5 del mattino...quando ormai il bar è vuoto. E rimangono le sedie abbandonate, così come le hanno lasciate gli avventori, le bottiglie vuote. Sono tante bugie, dette così per dire, per avere un attimo un riflettore puntato addosso....il resto rimane a terra: tanto sudore, tutto il ballo...riecheggia dentro del ricordo...ed il bar rimane vuoto. Una caverna di suoni persi, di risate rise.
Ed io sempre seduta, cercando di aspettare che qualcosa accada. Era tempo che non mi sentivo così. Mentre tu ridi, e guidi in campagna.
Io rimango a pensare ai kilometri superati. Al fatto che le parole stanno finendo, ed ancora non ho visto nessuno venire ad incoraggiarmi, e dirmi che quasi è vicino. Cosa?
Non lo so...dato che una cosa è certa.
Solo una.
Forse non è nemmeno importante il cammino.

Thursday, February 12, 2009

Mi spiace, ho deciso: digiuno.

Guardava verso l'alto. Cercava in tutti i modi di scorgere qualcosa in piú, di intuire ció che non riusciva a vedere. Si stirava, si allungava, si sforzava....inutilmente, vanamente...uno schianto di desideri e di emozioni...a volte sembrava che ce la potesse fare, che forse stava lí lí per...però no...niente...nulla...tornava alla sua forma ed alla sua consuetudine di sempre. Sfinita, poverina, sfinita si rincantucciava in se stessa fino al seguente attacco di bile.
Peró niente, non riusciva a capire che cosa le fosse successo...non riusciva a capire come mai fosse lí, come potesse essere accaduto tutto questo. Ed allora si diceva che ogni giorno porta i suoi affanni, le sue pene e le sue allegrie. E che la vita é come una tavola imbandita: ognuno prende ció che vuole finchè vuole. Ma a volte, quel pranzo era cosí pesante...
E quindi era caduta dal suo tavolo. Sul pavimento. Una caduta lunga...non pensava che un tavolo potesse essere così alto. Non usava lui il tovagliolo, su quel tavolo di legno con un grande cassetto nel mezzo, nel mezzo di uno stanzone di tufo. Una nuvola di pensieri, una nuvola di capelli ricci, morbidi, pensieri sconnessi sull'amore, sulle relazioni umane...ma che ne sapeva poi alla fine? che cosa ne capiva? Forse nulla. Anzi, sicuramente nulla. Credeva nella sua bontá, credeva che il pane che mangiava fosse quotidiano e giusto. E mangiava senza tovagliolo.
Piccole briciole si affollavano sulla sua barba. Ed una cadde.
Piccola briciola. Povera piccola briciola. Precipitó giú, senza nessuno schianto. Lui non se ne accorse nemmeno. E lei...lei invece, guardava verso il basso, come se fosse la cosa piú naturale del mondo...ma chi lo dice? Lui diceva così. Ma lei?
Lei non si sentiva una briciola.
No, per niente. Lei non voleva essere una briciola.
Povera piccola briciola.
Briciola, sei solo una briciola.
Non hai diritto di protestare: sei nata briciola, ed il tuo luogo é stare sul tavolo per poi essere gettata per terra. Tanto sei inutile, briciolella mia. Sei buona, tanto buona...anzi, saresti tanto buona, se solo facessi parte di un pranzo completo...ma no, sai, sono indisposto, ho dei limiti, e non posso dare più di tanto. Non posso mangiare tanto, bella piccola mia dolce.
Ma allora, lo guarda lei, allora perché mi hai preso tra le tue dita ora? Ero appoggiata su quel bel prato di scacchi che riposava sulla tua solitaria tavola, mi osservi tra le tue dita...e mi getti inesorabilmente per terra. Allora perché mi hai preso se sai che mi scaraventerai presto via? Perché ti aspettavi da me che mi rassegnassi ad essere solo briciola, quando in realtá facevo parte di un babà dolce?
Ma niente, mi scaraventi per terra.
Una briciola lí deve stare.
Sei una briciola. Una briciola del mio tempo, del mio pranzo, del sostentamento per il mio corpo, per la mia anima. Sei solo una briciola. Non potrai mai appoggiarmi senza mettere a repentaglio la mia costituzione di uomo.
Sei solo una briciola e non posso fare più nulla per riconfigurarti come un babà. Mi spiace, eri quello, ora sei questo.
Pensavo che sarei stato capace di mantener il controllo: di non mangiare del tuo corpo così come ho fatto. Pensavo di essere forte e di poter essere ciò che volevo, una banderuola al vento dei propri sentimenti, un professionista di ideali spenti, vecchi, che ormai agonizzano sulle loro stesse ceneri...Ed invece mi sono accorto ora che non sei niente altro che una briciola: ti ho mangiato, consumato, ed ora?
Che rimane ora?
Un briciola.
Povera piccola briciola.
Niente altro che briciole.
Per te.
...........non era questo che volevi?
ah no?
beh, ma io non posso darti che questo: briciole. Sono sul pavimento.
Mangiale.

Wednesday, January 28, 2009

Entrare ed uscire perennemente da quelle stanze. Una porta si apriva nell'altra. Uno spazio si dischiudeva all'antecedente ed al seguente. Un lungo corridoio di luoghi rettangolari, senza finestre e senza via di fuga. Una serie interminabile di storie. Una stanza, una vita.
Entrava ed usciva perennemente da quelle stanze, da quelle vite. Una storia si apriva nell'altra. Un personaggio si aggiungeva all'antecedente ed al seguente. Una lunga vicissitudine di volti e parole. Senza passioni nè silenzi. Una serie interminabile di vite. Una storia, una vita.
Entrava ed usciva perennemente da quelle situazioni. Sempre si aggiungeva un particolare in più.
Entrava ed usciva perennemente da quelle storie. Passava dall'una all'altra, lasciandosi alle spalle qualcosa e trovando sempre qualcosa di simile. Una specie di tempo statico, un movimento lineare, sempre e solo lineare.
Si girava indietro e guardava, mentre entrava ed usciva perennemente da quelle stanze. Entrava e girava un interruttore. Usciva ed entrava in una seguente, accendeva un interruttore e si avvicinava a un tavolo. Usciva ed entrava nella seguente, accendeva un interruttore e si avvicinava a un tavolo per prendere una pentola di zuppa. Usciva ed entrava nella seguente, accendeva un interruttore e si avvicinava a un tavolo per prendere una pentola di zuppa, si sedeva a una sedia. Usciva ed entrava nella seguente, accendeva un interruttore e si avvicinava a un tavolo per prendere una pentola di zuppa, si sedeva a una sedia e affondava il cucchiaio nel brodo. Usciva ed entrava nella seguente, acceColor del textondeva un interruttore e si avvicinava ad un tavolo per prendere una pentola di zuppa, si sedeva a una sedia ed affondava il cucchiaio nel brodo per sorbirlo tranquillamente mentre guardava i passanti dalla finestra della sua fantasia.....Usciva ed entrava da quelle stanze, mentre pensava a tutti i volti che non aveva osservato, a tutti i cuori che non aveva amato. Seduto su un'impalcatura, il brodo gli fece indigestione. Cadde.
Guardó per l'ultima volta attraverso lo spaccato di quelle stanze, e si rivide in ognuna di esse, compiere sempre una azione alla volta, una in più e cosí via.
Aveva perso il tempo ed il conto delle stupidaggini compiute in quella vita fatta di istanti.
E non aveva mai voluto cambiare il brodo per qualcosa che non gli facesse tanto male...