Sunday, May 29, 2005

Hai Qualcosa?

“Hai qualcosa?”

Ogni mattina esco, mi getto per le strade, girovagando per la città, respirando a pieni polmoni quell’atmosfera che cambia con il passare delle ore. Quasi nessuno mi conosce, passo per lo più inosservato attraverso gli sguardi mobili della gente, non attraggo ormai più l’attenzione. Scivolo sul piano della mia realtà bidimensionale, e gli altri pensano che io non abbia un cuore né un cervello, che sia stupido, privo di anima, di sensibilità...ma non è proprio così. E’ solo che gli umani chiamano “stupido” ciò che non riescono a capire. Ed io chissà non capisca molto...ma ascolto tanto. Il mio udito è raffinato, potente...semplicemente osservando ed ascoltando ho scoperto cose meravigliose.
Mi piace girare per le strade di questa città, specie attraverso il centro. Ogni singola pietra degli edifici antichi mi sorride, mi parla. Tra quelle pietre è impigliata la nostra storia, questo lo so, ma non solo. Quelle pietre custodiscono le storie che ciascuno di noi affiderebbe a quel panorama spiato da un terrazzo, quando un tappeto di lucine risplende nella notte. Le promesse, le lacrime, le speranze che i malinconici regalano a quelle luci, nelle notti insonni spese sul Gianicolo. Io ho visto e ascoltato tutto questo. E la città continua a vivere di quelle storie.
Ma ci sono anche altre storie, di quanti incontro nelle mie passeggiate quotidiane. E quelle, a volte sono più belle, e forse più intense, perché accade che esse si snodino nel mio interiore. A volte esse sono gioiose, a volte tristi.
Una sera incontrai un uomo. Sembrava un personaggio che fosse all’improvviso sbucato da un qualche racconto di Goytisolo, da un angolo ancora non immaginato della fantasia, un essere chiamato all’esistenza da qualche bizzarro e crudele ingegno. Mi invase con il suo tanfo, prima ancora che riuscissi a distinguere i suoi caratteri. Era vestito poco, male ed era sporco. Si rannicchiò in un angolo. Forse voleva solo riposare, o passare inosservato, o forse no. Ad ogni passante rivolgeva la domanda “Hai qualcosa?”, con una voce in falsetto e, senza nemmeno aspettare la risposta, sprofondava con la testa mentre rovistava nella sua borsa carica dei suoi pochi averi.
La testa rasata, le spalle ricurve...”Hai qualcosa?”...il suo sguardo non si puntava sul viso degli altri...”Hai qualcosa?”...”Hai qualcosa?”...
Io entro in confusione...tutto questo mi fa del male...le voci mi rimbombano dentro...risa, grida...una ragazza discute al telefono...”non ne voglio più sapere niente di te...!”...vedo lacrime riflesse nei vetri....”Hai qualcosa?”...e quella voce inespressiva...”hai qualcosa?”, continua a chiedere...un gruppo di turisti ride, pieni di gioia e di aspettative...”Hai qualcosa?”......non mi vede nessuno....io sono come quell’uomo che con ritmo cadenzato chiede “Hai qualcosa?”...la intera storia di quell’uomo si è persa, chissà dove, è rimasta intrappolata, chiusa nel suono di quella domanda muta. Tutto ciò che poteva essere stato era andato perso agli occhi degli altri, chissà dove, nei meandri di ricordi ormai dimenticati...ed io mi sento come lui, perso nell’indeterminatezza delle ombre che cadono sulla città al crepuscolo, nell’incertezza dello sguardo vuoto di quell’essere povero...”Hai qualcosa?”...io mi riempio delle vite degli altri, dei loro sogni, dei loro problemi, ed io scivolo allora, presenza assente, attraverso i sentieri delle ore, in una città piena di queste storie...”hai qualcosa?”...fino a tarda sera...sono stanco, ritorno dove tutti gli altri mi aspettano e ciascuno di loro, lo so, i miei amici e colleghi, avranno sicuramente avuto una giornata simile alla mia....ma forse ciascuno affronta le sue storie in maniera distinta...ed io rimango sempre chiuso in me stesso, le mie porte si sigillano intrappolando quelle voci nel fondo delle mie viscere...continuo a passare inosservato a tutti, nessuno fa caso a me, nessuno mi conosce. Io scivolo muto attraverso la crepitante vita di una città palpitante...”Hai qualcosa?”....questo è tutto ciò che rimane dentro di me...”hai qualcosa?”...chiusa dalle mie porte è l’eco di voci, ormai lontane...”hai qualcosa?”...riempie, con la sua tristezza, nostalgia, i miei spazi...fino all’alba ho pianto, aspettando un nuovo giorno nel buio silenzioso del magazzino deposito, aspettando un nuovo sole, fino al domani.

2 Comments:

Blogger no apta para la humanidad said...

La cotidianittá...la vita che si prende ogni giorno...la gente che passa...non siamo capaci di capire niente. Sempre la fretta, sempre abbiamo troppo da fare e non vediamo tutto quello che sta in il nostro intorno. Mi sembra vero che un'autobus sia capace di vedere e sentire tutto quello che noi non vogliamo. Mi piace molto il tuo blog...spero che Schopenhauer possa autare anche noi!!!

4:36 PM  
Anonymous Anonymous said...

DESPEDIDA



...el caso no ofrece
ningún adorno para la diadema de las Musas.
Ezra Pound



Me despido de mi mano
que pudo mostrar el paso del rayo
o la quietud de las piedras
bajo las nieves de antaño.

Para que vuelvan a ser bosques y arenas
me despido del papel blanco y de la tinta azul
de donde surgían los ríos perezosos,
cerdos en las calles, molinos vacíos.

Me despido de los amigos
en quienes más he confiado:
los conejos y las polillas,
las nubes harapientas del verano,
mi sombra que solía hablarme en voz baja.

Me despido de las Virtudes y de las Gracias del planeta:
Los fracasados, las cajas de música,
los murciélagos que al atardecer se deshojan
de los bosques de casas de madera.

Me despido de los amigos silenciosos
a los que sólo les importa saber
dónde se puede beber algo de vino,
y para los cuales todos los días
no son sino un pretexto
para entonar canciones pasadas de moda.

Me despido de una muchacha
que sin preguntarme si la amaba o no la amaba
caminó conmigo y se acostó conmigo
cualquiera tarde de esas que se llenan
de humaredas de hojas quemándose en las acequias.
Me despido de una muchacha
cuyo rostro suelo ver en sueños
iluminado por la triste mirada
de trenes que parten bajo la lluvia.

Me despido de la memoria
y me despido de la nostalgia
-la sal y el agua
de mis días sin objeto -

y me despido de estos poemas:
palabras, palabras -un poco de aire
movido por los labios- palabras
para ocultar quizás lo único verdadero:
que respiramos y dejamos de respirar.

4:02 AM  

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