Friday, March 24, 2006

I.

Squilló il telefono.
Si alzó, sorpresa. Rimase per alcuni istanti paralizzata, come se la realtá arrivasse da lontano, improvvisamente, a colpirla in pieno volto. Guardó l'orologio. Vide quel nome apparso sul display del telefono. E il telefono squillava, squillava, squillava.
Quando ancora nella sua mente qualcosa sembrava bloccato, giá sentí la sua voce rispondere. Si era risolta ad alzare quel ricevitore, senza nemmeno accorgersene. Un impulso era nato in lei, e lei, senza resistenza, aveva ceduto, aveva lasciato che uscisse in superficie, senza neanche tentare di fermarlo.
"Hallo...."
"Vieni, per favore, vieni...non mi abbandonare..."
"K...sei matto............................................................ma tu sai che ore sono?
é l'una del mattino, K.......................Come ti salta in mente di chiamare a quest'ora? dopo cosí tanto tempo? quando giá non c'é nulla da dire?..."
"Devo darti una cosa...non mi abbandonare."
"Ma che dici? Tu sei matto, ubriaco...."
"Devo darti una cosa."
"...................................Va bene..........................tra mezz'ora sono lá............"
Abbassó con incertezza il ricevitore. Rimase in piedi, guardando il telefono, guardando poi la sua immagine riflessa nello specchio..............quei capelli lunghi, la forma delle sue labbra,la sua giovinezza ancora fiorente................con risolutezza, si staccó da quel riflesso, e si diresse in camera.
Si gettó indosso i primi vestiti che trovó sul letto, sulle spalle un cappotto leggero, afferró le chiavi della macchina, e scivoló rapidamente fuori di casa. Perché? Perché? si chiedeva, scendendo.
La notte era fredda. La sua auto, color argento, la accolse con il gelido riflesso dei lampioni accesi. Aveva piovuto evidentemente.
Guidó senza fretta né calma. Tutto sembrava artificiale, fuori: le strade deserte, le luci prepotenti, i cancelli delle case serrati, le finestre buie. Si chiedeva che stava facendo, perché stava guidando, ancora una volta, verso quella casa. Perché? Perché? Perché? Che cosa deve darmi? e perché? perché? perché? perché a quest'ora poi? perché? e perché ci sto andando?
Quelle luci, quella notte la feriva: non avrebbe dovuto accettare, doveva dirgli di no; ma non ne era stata capace, non era stata capace di fermare quell'impulso, e ció l'aveva impressionata e spaventata. "Devo darti una cosa"....che stupidaggine...donna stupida che io sono.
Giró a destra. Alla fine di quella strada c'era quella casa. Parcheggió. Rimase a guardare la pioggia sottile che cadeva ostile. Si accasció sul volante, respiró a lungo. Non pianse. All'improvviso rialzó il capo. Basta. Uscí dalla macchina, e la chiuse violentemente.
Salí. Il portone era aperto. Si sentivano voci nell'androne delle scale. Arrivó al quarto piano, e le voci si facevano piú presenti. La porta della casa era aperta. Entró, guardandosi attorno. Un uomo, vestito di blu, le si fece incontro. "Desidera?"...Lei lo guardó interrogativamente. "Il suo nome, per favore"..."Ma che succede?"
"Il suo nome, per favore"
"Perché le interessa il mio nome? mi vuol dire chi é piuttosto lei, e che succede qui?"
"Lei conosceva il padrone di casa?"
"Conosceva? sí...lo conosco...perché?.........che é successo? che succede?"
"Devo informarla che il signor....é morto......"
"Come é morto......che vuol dire é morto......"
"Per il momento sembra sia un caso di suicidio."
"........................................??"
"Lei aveva un appuntamento con il signor...?"
"Io....io....sí....."
"Bene, la prego allora di rendersi disponibile nel caso ci sia da procedere con alcune indagini."
Si diresse verso la porta dello studio. "Non puó entrare, la prego."
Non ascoltó. Si fermó sulla soglia, appoggiandosi allo stipite. Il corpo di lui, disteso sul pavimento, una pistola al lato, tutto tragicamente bagnato di sangue, la sua camicia nera, gambe e braccia composte...
Senza dire una parola, si giró: barcollava sulle gambe, guardava il vuoto con gli occhi improvvisamente scavati.
Raggiunse la porta di casa. Quell'uomo che l'aveva pugnalata di domande la seguiva con lo sguardo. Lei si fermó, poco prima di uscire. Si giró nuovamente, e fissó quell'essere sconosciuto che la guardava da lontano. "A che ora é morto?"
"Il medico legale ha detto che la morte é avvenuta all'incirca tra le venti e le ventuno."
Lei lo guardó fissamente.
Si giró. Uscí.
Sdraiata sul divano di casa, con accanto una bottiglia di whisky...che strano, lei odiava il whisky...
si sentí completamente abbandonata. Come se le avessero strappato tutto il suo interiore, come se giá non fosse niente altro che una carcassa senza senso, abbandonata, per sempre. Lui la aveva abbandonata. Doveva darmi una cosa. Ma che cosa? Doveva darmi una cosa...Forse lui l'aveva abbandonata...Doveva darle una cosa e, in cambio, l'aveva abbandonata...
Ma forse no. Forse non era cosí. Forse non era stato cosí. Forse era stata tutta una bugia che si era raccontata. Forse non era un abbandono. Forse era il contrario. Una traccia, una traccia c'era...forse non era cosí. Forse era il contrario.

Thursday, March 23, 2006

Povero potere

Mani
ossute lunghe mani
che picchiano una tastiera
liberando armonie
rabbiose furiose
violente mani
che creano atmosfere
e sensazioni vissute mani
dietro un freddo vetro
metalliche mani
che giocano con il fumo
bruciando il pensiero di te
incerte mani
che inseguono le immagini
della tua mente
mani ossessive scavate
nei ricordi
mani arrabbiate veloci
rapide mani
come le immagini dei tuoi occhi
sperduti mani aperte
per raccogliere
il bene e il male
che fanno queste
mani.

Monday, March 20, 2006

Respiro

Quando arriverá
il tuo respiro
a pacificare
a serenare?
Quando scenderá
la tiepida
morbida
brezza?
Quando
un abbraccio
dará rifugio
a queste membra stanche?
Quando
i tuoi occhi
saranno specchi
in cui potró ricomporre
la immagine
di me,
i frammenti dell'anima
sparsi nei riflessi
di sogni caduti?
Quando potró riposare
nel fresco prato
della vita che batte?

Monday, March 13, 2006

Vuelta

Llegada...
traición de las emociones...
perdí toda mi seguridad
atraviesando la ciudad...
me senté
donde tu estuviste
para observar,
para cobijar
en mi mirada
algo de tí
que allá se quedó.
Traición de las sensaciones
de estar ya libres
de toda necesidad.

Monday, March 06, 2006

Frammenti

Un sasso
che infrange
un monolite di cristallo...
e tutto crolla,
scoppia, esplodendo
come implodo io
dentro,
ingoiando
i rumori di quell'atmosfera
che si rarefá, adesso,
nella distesa del tempo
che si espande
nella paura.