Sunday, April 02, 2006

II.

Chiusi in un autobus, diretti verso l'hotel. La sensualità di quei luoghi faceva male. Quei colori che si sperdevano nell'azzurro del mare, intenso e denso; quel cielo infinito, che suggeriva orizzonti indeterminati; quel verde carico di vita che si precipitava a sfiorare, con le labbra, quella superficie increspata da leggere onde spumose...
Soffriva. Quella malleabilità, quella morbidezza di sensazioni, spossavano. Uno strano calore si svegliava. L'abbracciava.
I suoi occhi languidi, pigri, distanti, guardavano quello scorcio di paesaggio, dove sconosciuti turisti girovagavano, quasi allegri. Bugie, tutte bugie.
Non riusciva proprio a disegnare, nella sua fantasia, una sola ragione per sposare la genuina bellezza del luogo. Era quasi rabbia quella che sentiva, verso il mare, verso il cielo, verso tutto. Fu infernale.
L'autobus parte.
Gli occhi stanchi si staccano da quelle casette arroccate sulla montagna. Basta.
Andiamo via.
Addio, luogo crudele.
Impigliato lo sguardo in una camicia bianca.
Una cascata di ricci neri, incorniciavano un viso prezioso. E quegli occhi, con la loro limpidezza, pareva riuscissero a fermare il movimento del mondo intero.
L'autobus camminava.
Si alzó, rincorse quello sguardo.
Si alzó anche lui, rincorse il suo sguardo.
Fu uno strappo.



..........................quando
in uno sguardo
scivola
l'ineffabile

quando.........................
il silenzio
si distende a
serenare

..........................quando
la speranza
brucia
l'eternità.......................