Wednesday, May 31, 2006

Dopo nove mesi, aveva una pancia molto grande.
"Esco".
"Dove vai?...Devi partorire oggi...Non uscire..."
"Madre, é un parto naturale, come puoi sapere che partorirò oggi? Nascerà quando sarà il momento..."
"Mamma ha ragione, dove vai?"
"Sorella, anche tu?"
Nessuno poteva fermarla. Uscì. Ma si sentì subito male. Il bambino stava dando ragione a sua madre e a sua sorella.
"Ho paura...come farò a superare tanto dolore?....Come é possibile?...E il padre...non voglio che assista...non voglio...Non ho nulla a che vedere con lui...non voglio che ci sia...mandatelo via..."

"É nata...é nata!"
"Io devo andare..."
"Ma dove vuoi andare? non puoi nemmeno camminare..."
"No, devo andare, é molto importante...devo andare". Uscì, senza sapere che volto aveva sua figlia. Solo sapeva che era nata viva.

Barcollando sulle sue gambe stanche, uscì. Doveva fare assolutamente quell'esame. Era molto molto importante. Si sedette di fronte al professore. Le sembrava estremamente familiare. Cominciarono le domande, e così arrivarono anche le risposte.
Uscì, la madre la stava aspettando fuori. Le corse incontro. La sostenne. "Ma guarda, nemmeno ti reggi in piedi". "Madre, come sta la bambina? come é? é brutta o bella? a chi assomiglia, a me o al padre?"
"Assomiglia a te".
Allora non é brutta, pensò lei...sono una pessima madre, ho abbandonato mia figlia...me ne sono andata..."Madre, corri, corri, devo andare da mia figlia, corri madre, corri"...

Entrò nella stanza dove un gruppo di persone si affollavano attorno alla culla. Il padre, e la sua famiglia, guardavano e cercavano di prendere fra le braccia la bambina: le sorelle, la madre...sembravano un esercito di mendicanti. Lei entrò, guardò la scena, angosciata.
"Lasciatela, lasciatela, non la toccate..." scansava, con tutte le forze che le restavano, quella gente inutile.."lasciatela, non la toccate, questa é mia figlia...é bella, sì...é mia figlia, questa é mia figlia...mia, mia..."

Thursday, May 25, 2006

Tempo dell'anima.
Si puó rimanere attaccati a un relitto per ore.
Nel pieno di una tempesta.
É la vita che te lo ordina.
Si puó morire per un sogno.
Si puó rimanere attaccati al brandello di una illusione.
Per anni.
É la speranza che ti invita.
Si puó morire per una idea.
Si puó rimanere attaccati al resto di una teoria.
É la caparbia che te lo impone.
Si puó morire per un dolore.
Si puó rimanere attaccati all'ombra della sofferenza.
É la paura che ti paralizza.
Ma per quanto tempo si puó parlare con le stelle?
Per quanto tempo si puó aspettare che l'alba arrivi?
Per quanto un nuovo sole?
Aspettare fino a che non si siano consumati i ricordi.
E ricominciare nuovamente ad aggrapparsi.
Quanto é lungo il tempo dell'anima?

Sunday, May 21, 2006

La ahorcada

Hay seres humanos que son llamas y consumen sus propias vidas.
Quienes juzgan la Historia son los mismos que mueren por mano de ella.
Pero quien muere por su propia historia, lo hace en realidad por la Libertad.
Hay seres humanos que son llamas y se visten de Libertad.
Quienes juzgan esta Libertad son esclavos de si mismos.
Pero quien muere por la Libertad llega a abrazar la Vida.

Monday, May 01, 2006

III. Conversazioni amorose


Un calice colmo d'ambrosia, protetto da un filo spinato: la vita.
Col sudore, si semina e si aspetta. Ciò che non si vede apparirà. Ciò che non si comprende, acquisterà il volto del senso. Questione di tempo.

"...è tardi...andiamo?"
".........sì........non vuoi fermarti a dormire a casa mia?"
"....no....preferisco andare..."
"Arriverai molto tardi a casa tua.......se vuoi puoi fermarti...devo lavorare, però poi possiamo chiacchierare..."
"...no...vado..."
"Vuoi fuggire..."
"Non capisci niente..."

Uno strappo improvviso, nell'anima, o forse nel cuore...e tutte le prospettive cambiano...lentamente gli occhi apprendono a vedere tutto in maniera distinta....Un solo istante, e il mondo crolla, intero. E rimangono solo segni. Quei segni che sono briciole di senso. Piccoli frammenti di significato, che compongono un quadro più vasto. Piccoli crocicchi che indicano direzioni e ci sperdono.

"Il tuo silenzio mi fa male..."
"....lo so....ma non ce la faccio....mi si strappa l'anima...ogni volta...ogni volta che penso al tuo nome..."
"....non ti chiedo molto..."

Ciò che appare sempre nasconde, come un'ombra, qualcosa di più profondo. E ci si perde nelle parole, dette o taciute. Ma i meandri del silenzio, quello abissale, sono quelli che soffocano gli entusiasmi. La paura è tanto subdola che si mimetizza in giustificazioni poco plausibili. La paura uccide. Ma sembra che la vita sia la più forte.

"Qualsiasi cosa succeda ci ameremo tanto..."
"...è un addio?......sta arrivando la metro....andiamo..."