Saturday, December 22, 2007

Verde

Entrò in quella stanza asimmetrica, con due pareti bianche e due verdine. Sembra un'ospedale, le diceva, per scherzare. Una finestra, affacciava crudelmente su una strada di periferia, mentre sulla parete opposta, si apriva una piccola terrazza, che era sinonimo di un insulso lusso.
Nel mezzo della stanza, una fredda tavola di metallo e legno, anch'essa verde. Un mobile con una triste e muta televisione, piccola, vecchia: l'unica compagnia nelle notti d'inverno. Lei costruiva così, di giorno in giorno, la sua esistenza, cercando di spingere quella barca chiamata vita, il piú solennemente possibile, senza lamentarsi troppo. Lui, ostinato, continuava a dire che quella tristezza era solo passeggera, e che bastava un sorriso per dimenticare tutto il resto, tutta la malattia che, in realtá, non sarebbe mai finita.
È pronta la cena. Disse lei, con un sorriso da spiaggia incontaminata sotto la pioggia. Lui si tolse il logoro cappotto, e si sedette al tavolo. Una tovaglia a quadri, verdi, quasi che sentisse vergogna nel rompere quell'equilibrio monocromatico, silenzioso ed umile.
Si sedette anche lei, versando nel piatto un brodo caldo, preso da una pentola rovente, appoggiata su del vecchio sughero. Glielo porse. Lui affondó il cucchiaio e cominciò a sorbirlo. Lei si affondó nei suoi pensieri, e nei pensieri di lui. Non avevano mai avuto il tempo di dormire insieme. Spiò tra i capelli grigi di lui, e pensò che erano passati tanti anni, ma mai aveva potuto cambiare il colore di quelle sere. Gli sfiorò una mano con le dita e gli sorrise.
Le parole volavano sul brodo come naufraghi in cerca di salvezza.
Finita la cena lui si alzò, passandosi il tovagliolo sulle labbra. Devo andare, disse secco, senza nemmeno cercare il suo sguardo. Raccolse i piatti, muta, come la televisione, come il verde delle pareti e disse: a domani.

0 Comments:

Post a Comment

<< Home