Monday, December 29, 2008

La fantasia non ci serve per uscire dalla realtà,
nè per reinventarla.
Ma per crearla e, forse, sopravvivere ad essa.
Vorrei amarti,
essere capace di abbandonare le terre della paura,
e tornare a casa...
Vorrei amarti,
attraverso le fantasie e le malvagità,
ed essere certa di riposare
finalmente
sul tuo petto.
Vorrei farti un regalo.
Come tu l'hai fatto a me.

Wednesday, December 10, 2008

Sdraiato. La guardava, chiedendosi il perchè di quella distanza immensa tra i loro corpi.
Gli restituiva lo sguardo, senza pietà né compassione: era piuttosto un interesse anatomico, una curiosità scientifica, un morbo intellettuale.
Non sentiva empatia. La comprensione era morta tanto tempo prima che lui si ammalasse. E quel silenzio non era imbarazzante consapevolezza dell'imminente morte. Era consapevolezza della morte della imbarazzante comprensione che un tempo aveva rallegrato le giornate. Anche quelle piú nere.
Era questo che non gli riusciva di perdonargli. E lui si era illuso, illuso che potesse bastargli un sorriso per ristabilire l'ordine del cosmos. Ed invece non era così.
Lei o guardava ora, mentre il fumo lo avvolgeva e lo rendeva nuovamente interessante perchè offuscato. Avrebbe voluto che quella nuvola lo avvolgesse per sempre, che lo sottraesse alla sua vista, al ricordo, alle immagini del cuore e della mente. Avrebbe voluto che la malattia lo portasse via, in carne e ossa, per sempre, all'improvviso, senza nemmeno dirle Addio.
Ed invece lui le chiedeva compassione, un poco di ambrosia per quella sete di perdono.
La guardava, sempre, di continuo. Le chiedeva un minimo di attenzione.
E lei stava seduta, di fronte a lui, fumando e restituendogli quello sguardo senza intenzione, senza delicatezza e senza interesse.
Si alzó, e lui sobbalzó. Stese verso di lei una mano, pregandola di non abbandonarlo.
"Mi spiace", disse lui, "sto morendo ora, e tu non mi perdoni....non vuoi ristabilire quell'ordine che io ho rotto e che solo tu puoi sanare?"
La mano di lui sfioró appena la gamba smunta di lei. Non lo vide minimamente. Si diresse verso la porta, con lo sguardo perso in un punto dell'universo, uno qualsiasi. In quel momento tutto era uguale: il silenzio come la musica, la luce come l'oblio.
Aprí la porta ed uscí in una notte ostile, inghiottita da un vento gelido di decomposizione.
Uscì.
Lui pianse.
E solo allora, solo allora si accorse che in veritá il corpo di lei giaceva da anni riverso sul tavolo.