Friday, May 01, 2009

Andare e sempre andare...
un segnale, un semaforo...attenzione, fermati, vai...
la strada che si consuma sotto di me, ed io vado....tanti piccoli sassi superati, kilometri compiuti, spariti, ingoiati dalla dimenticanza di ciò che è stato.
Tu piovi nel mio ufficio, ti siedi, parli, e tutta la tua persona mi interroga.
Io faccio finta di non cogliere le domande che pongo a me stessa. Passerà. È un altro dei tanti segnali.
Poi chiamo invece te, che guidi, ridendo.
Una fotografia di uno stato che forse non c'é mai stato. Ombre cinesi proiettate sullo sfondo vuoto della mia anima. Mi fai credere ciò che non c'é. Un cane nero, una bestia orribile...e tu ridi, invece, al lato di tuo fratello, sfrecciando verso una vita che non è mia.
E mi chiedo: quanto è lungo questo semaforo?
Non mi rispondi al telefono. Sei stato anche tu divorato da....da che? anche tu dall'oblio. Da quel mostro tremendo che è il rifuggire alla vita.
Non posso crederci. Non posso credere che ci sia in realtà un solo copione. Un'unica trama che si ripete...goes on and on and on and on...la monotonia di una lingua pragmatica...si è perso il senso dell'armonia del linguaggio, una crisi profonda, come quelle di identità. Quell'identità che dicevi aver smarrito nelle mie lenzuola. Sei tornato, un giorno, mentre dormivo per riprendertela. Così dicevi. E ti sei portato la mia.
Ed ora ridi, sfrecciando su una strada di campagna. Un brandello della tua vita, tuo fratello che mi risponde al telefono, e tu ridi. "Parliamo più tardi"...sì sì...tutto sembra non essere mai finito. Ma perchè continua a fare così male quella slogatura nel cuore? Sei lontano, sfrecci su quella macchina nel bel mezzo del nulla, ed io sento il peso del tuo piede sull'acceleratore. Dove corri?
Io sono ancora qui, bloccata nel traffico del silenzio. Credevo di aver fatto tanta strada, di essermi buttata dietro le miglia più buie della notte. Ed invece ho solo attraversato una tempesta di nebbie. Niente di più.
E, mentre tu sfrecci in campagna, io sono qui, che mi chiedo quanto cazzo dura 'sto semaforo.
É un eterno rosso.
Tamburello con le dita sul volante, e penso a tutte le immagini piovute su questo vetro dei miei occhi. Agli altri può sembrare una pioggia tropicale. A me ricorda gli striscianti movimenti di un tango suonato alle 5 del mattino...quando ormai il bar è vuoto. E rimangono le sedie abbandonate, così come le hanno lasciate gli avventori, le bottiglie vuote. Sono tante bugie, dette così per dire, per avere un attimo un riflettore puntato addosso....il resto rimane a terra: tanto sudore, tutto il ballo...riecheggia dentro del ricordo...ed il bar rimane vuoto. Una caverna di suoni persi, di risate rise.
Ed io sempre seduta, cercando di aspettare che qualcosa accada. Era tempo che non mi sentivo così. Mentre tu ridi, e guidi in campagna.
Io rimango a pensare ai kilometri superati. Al fatto che le parole stanno finendo, ed ancora non ho visto nessuno venire ad incoraggiarmi, e dirmi che quasi è vicino. Cosa?
Non lo so...dato che una cosa è certa.
Solo una.
Forse non è nemmeno importante il cammino.

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