Thursday, February 12, 2009

Mi spiace, ho deciso: digiuno.

Guardava verso l'alto. Cercava in tutti i modi di scorgere qualcosa in piú, di intuire ció che non riusciva a vedere. Si stirava, si allungava, si sforzava....inutilmente, vanamente...uno schianto di desideri e di emozioni...a volte sembrava che ce la potesse fare, che forse stava lí lí per...però no...niente...nulla...tornava alla sua forma ed alla sua consuetudine di sempre. Sfinita, poverina, sfinita si rincantucciava in se stessa fino al seguente attacco di bile.
Peró niente, non riusciva a capire che cosa le fosse successo...non riusciva a capire come mai fosse lí, come potesse essere accaduto tutto questo. Ed allora si diceva che ogni giorno porta i suoi affanni, le sue pene e le sue allegrie. E che la vita é come una tavola imbandita: ognuno prende ció che vuole finchè vuole. Ma a volte, quel pranzo era cosí pesante...
E quindi era caduta dal suo tavolo. Sul pavimento. Una caduta lunga...non pensava che un tavolo potesse essere così alto. Non usava lui il tovagliolo, su quel tavolo di legno con un grande cassetto nel mezzo, nel mezzo di uno stanzone di tufo. Una nuvola di pensieri, una nuvola di capelli ricci, morbidi, pensieri sconnessi sull'amore, sulle relazioni umane...ma che ne sapeva poi alla fine? che cosa ne capiva? Forse nulla. Anzi, sicuramente nulla. Credeva nella sua bontá, credeva che il pane che mangiava fosse quotidiano e giusto. E mangiava senza tovagliolo.
Piccole briciole si affollavano sulla sua barba. Ed una cadde.
Piccola briciola. Povera piccola briciola. Precipitó giú, senza nessuno schianto. Lui non se ne accorse nemmeno. E lei...lei invece, guardava verso il basso, come se fosse la cosa piú naturale del mondo...ma chi lo dice? Lui diceva così. Ma lei?
Lei non si sentiva una briciola.
No, per niente. Lei non voleva essere una briciola.
Povera piccola briciola.
Briciola, sei solo una briciola.
Non hai diritto di protestare: sei nata briciola, ed il tuo luogo é stare sul tavolo per poi essere gettata per terra. Tanto sei inutile, briciolella mia. Sei buona, tanto buona...anzi, saresti tanto buona, se solo facessi parte di un pranzo completo...ma no, sai, sono indisposto, ho dei limiti, e non posso dare più di tanto. Non posso mangiare tanto, bella piccola mia dolce.
Ma allora, lo guarda lei, allora perché mi hai preso tra le tue dita ora? Ero appoggiata su quel bel prato di scacchi che riposava sulla tua solitaria tavola, mi osservi tra le tue dita...e mi getti inesorabilmente per terra. Allora perché mi hai preso se sai che mi scaraventerai presto via? Perché ti aspettavi da me che mi rassegnassi ad essere solo briciola, quando in realtá facevo parte di un babà dolce?
Ma niente, mi scaraventi per terra.
Una briciola lí deve stare.
Sei una briciola. Una briciola del mio tempo, del mio pranzo, del sostentamento per il mio corpo, per la mia anima. Sei solo una briciola. Non potrai mai appoggiarmi senza mettere a repentaglio la mia costituzione di uomo.
Sei solo una briciola e non posso fare più nulla per riconfigurarti come un babà. Mi spiace, eri quello, ora sei questo.
Pensavo che sarei stato capace di mantener il controllo: di non mangiare del tuo corpo così come ho fatto. Pensavo di essere forte e di poter essere ciò che volevo, una banderuola al vento dei propri sentimenti, un professionista di ideali spenti, vecchi, che ormai agonizzano sulle loro stesse ceneri...Ed invece mi sono accorto ora che non sei niente altro che una briciola: ti ho mangiato, consumato, ed ora?
Che rimane ora?
Un briciola.
Povera piccola briciola.
Niente altro che briciole.
Per te.
...........non era questo che volevi?
ah no?
beh, ma io non posso darti che questo: briciole. Sono sul pavimento.
Mangiale.